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Italiano – Svevo e Primo Levi: la letteratura profetica dell’Antropocene


✒ Italiano — L’Antropocene

La Letteratura come Profezia: Svevo e Levi davanti alla manipolazione del mondo

Due voci dell’italiano novecentesco che hanno guardato in fondo all’abisso tecnologico dell’Antropocene: la profezia cosmica di Zeno e l’ammonimento chimico sulla fragilità della materia.

✦ Perché ho scelto questo argomento

La letteratura non è mai soltanto narrazione: è uno strumento di visione, capace di cogliere le derive della civiltà umana prima che diventino cronaca. Ho scelto di collegare Italo Svevo e Primo Levi al tema dell’Antropocene perché entrambi si interrogano sui limiti dell’umano di fronte alla tecnica. Svevo immagina un’umanità “malata” di progresso, destinata ad annientarsi con un “ordigno incomparabile”; Levi, forte del suo sguardo di chimico, osserva la spregiudicatezza con cui l’uomo manipola la materia e stravolge i cicli naturali, ammonendo contro l’illusione di poter dominare la natura senza pagarne il prezzo biologico e morale.

S

Italo Svevo

Trieste, 1861 – Motta di Livenza, 1928 | La coscienza di Zeno, 1923

1. Svevo e la «malattia» della civiltà moderna

Italo Svevo — il cui vero nome era Ettore Schmitz — fu per lungo tempo un autore ignorato dalla critica italiana ufficiale. Quando nel 1923 pubblicò La coscienza di Zeno, Trieste era pervasa dal clima del primo dopoguerra e dalla nascente psicoanalisi freudiana. Attraverso le memorie scritte dal nevrotico e inetto Zeno Cosini, Svevo smonta dall’interno l’ideologia del progresso e della “salute” borghese: il sano, nella società moderna, è chi si è adattato al compromesso tecnologico; il malato è chi conserva ancora uno sguardo lucido e disincantato.

Ritratto fotografico di Italo Svevo
Ritratto di Italo Svevo (Ettore Schmitz). Il suo romanzo più celebre si chiude con una profezia apocalittica che lega a doppio filo il progresso umano all’autodistruzione. Fonte: Wikimedia Commons.

La profezia finale: l’ordigno che ripulisce il mondo

Il finale de La coscienza di Zeno è uno dei momenti più straordinari della letteratura italiana. Nel capitolo conclusivo, Psico-analisi, Zeno immagina il destino dell’umanità riflettendo sul fatto che l’uomo non evolve biologicamente, ma affida il suo progresso agli “ordigni” (gli strumenti tecnici), alterando irreversibilmente le regole della natura:

Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno giuocattoli. Ed un altro uomo […] ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

— Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

Analisi del passo

Gli “ordigni” extra-corporei: Svevo nota come gli animali si adattino all’ambiente modificando il proprio corpo, mentre l’uomo inventa macchine che si sostituiscono agli organi. Questo divorzio tra biologia e tecnologia è il presupposto dell’Antropocene: la tecnologia cresce senza un parallelo sviluppo della saggezza morale.

«La terra priva di parassiti»: La distruzione totale del pianeta viene immaginata provocatoriamente come una guarigione. La Terra, malata di umanità, tornerebbe pura e liberata dai “parassiti” (noi). Svevo ci definisce l’agente patogeno della biosfera.

«Ordigno incomparabile»: Scritto vent’anni prima di Hiroshima, questo passo anticipa l’era atomica. Svevo sta diagnosticando una tendenza profonda della psiche umana verso l’onnipotenza tecnica e l’autodistruzione.

Inettitudine sveviana
Critica al progresso
Profezia atomica
Tecnologia extra-corporea

L

Primo Levi

Torino, 1919 – Torino, 1987 | Il sistema periodico, 1975

2. Primo Levi: il rispetto per la chimica e il monito ecologico

Primo Levi è universalmente noto come il testimone essenziale dell’Olocausto con Se questo è un uomo, in cui descrisse Auschwitz come l’apice folle dell’industrializzazione applicata all’annientamento umano. Ma Levi era anche e soprattutto un chimico. Nei suoi racconti fantascientifici (raccolti in Storie naturali del 1966) e nelle sue memorie legate ai mestieri (Il sistema periodico, 1975), Levi indaga il rapporto pericoloso tra la smisurata arroganza tecnica umana e i limiti inviolabili della materia naturale.

Fotografia di Primo Levi
Primo Levi in un ritratto degli anni ’50. Scrittore e chimico, comprese prima di molti le conseguenze dell’arroganza industriale sulla materia e sull’ecosistema. Fonte: Wikimedia Commons.

L’atomo di carbonio e l’arroganza umana

Il capolavoro assoluto in cui Levi affronta la connessione totale tra tutti gli elementi della Terra è l’ultimo racconto de Il sistema periodico, intitolato Carbonio. Levi traccia la storia secolare di un singolo atomo di carbonio: intrappolato per millenni nella roccia calcarea, liberato dall’estrazione industriale, catturato da una foglia per la fotosintesi, diventato vino, bevuto e infine metabolizzato nel cervello dello stesso autore mentre scrive.

Il nostro personaggio [l’atomo di carbonio] giace da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi di ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle, ma la ignoreremo. Per lui il tempo non esiste, o esiste solo sotto forma di pigre variazioni di temperatura […]. Il suo destino è di essere liberato […]. In quest’opera, l’uomo è un alleato formidabile del carbonio, lo sprigiona nell’aria a miliardi di tonnellate.

— Primo Levi, Il sistema periodico, capitolo “Carbonio”, 1975

La visione dell’Antropocene in Levi

In questo racconto, Levi descrive esattamente quello che oggi definiamo l’impatto dell’Antropocene sul ciclo del carbonio. L’uomo strappa il carbonio dai depositi fossili millenari e lo “sprigiona nell’aria a miliardi di tonnellate”. Levi sottolinea l’arroganza di chi tratta la materia come un nemico da piegare o sfruttare, anziché comprenderne i complessi legami ecologici.

Nei racconti di Storie naturali (come Ottima è l’acqua, in cui un inquinamento irreversibile altera la densità dell’acqua rendendola inservibile per la vita), Levi mette in guardia contro la ὕβρις (hýbris) tecnologica: l’illusione cieca di poter forzare la natura attraverso l’industria senza subirne conseguenze letali di ritorno.

Il ciclo del carbonio
Manipolazione della materia
Hubris tecnologica
Letteratura fantascientifica
Il sistema periodico

3. Il dialogo tra Svevo e Levi: due moniti sulla stessa fragilità

Pur operando in epoche e con registri molto diversi, Svevo e Levi ci offrono una lente fondamentale per leggere la crisi ecologica e tecnica dell’Antropocene: l’uomo è il primo animale in grado di annientare se stesso usando i propri strumenti.

✦ Svevo — L’ordigno come destino

Registro: psicoanalitico, ironico, grottesco

La diagnosi: L’essere umano delega la propria evoluzione agli “ordigni” extra-corporei (le tecnologie), ammalandosi di un progresso slegato dalla biologia naturale.

La visione: Una distruzione apocalittica vista come “liberazione” della Terra dal parassita umano.

✦ Levi — La chimica come responsabilità

Registro: scientifico, razionale, fantascientifico-distopico

La diagnosi: L’uomo manipola industrialmente la materia senza rispettarne l’equilibrio millenario (come il ciclo del Carbonio), peccando di superbia tecnologica.

La visione: Una natura interconnessa che, se forzata irresponsabilmente dai processi industriali, finisce per ritorcersi contro i suoi stessi creatori.

«Amore e rispetto per la materia, per tutte le cose del mondo, a patto che non vengano stravolte per profitto, avidità, o peggio ancora, per annientare gli altri uomini.»

— Sintesi del pensiero scientifico-umanistico di Primo Levi

Sintesi e collegamento al tema

Svevo e Levi ci dimostrano che l’Antropocene, prima di essere un problema scientifico o atmosferico, è un problema profondamente culturale e umanistico. L’incapacità dell’uomo moderno di dominare la propria smania di potere e di profitto lo ha spinto a forgiare ordigni distruttivi (Svevo) e a violare i delicatissimi equilibri chimici della natura (Levi). La letteratura qui si fa profezia e scienza morale: ci ricorda che siamo solo un passeggero transitorio su questo pianeta, legati indissolubilmente allo stesso atomo di carbonio che compone la terra che stiamo distruggendo.

Articolo realizzato per l’esame di Maturità — Percorso tematico “L’Antropocene: l’uomo che riscrive la natura” | Materia: Italiano